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FOLENGO E RUZZANTE Dodici studi sul plurilinguismo rinascimentale

Copertina del libro
€ 30,00
Versione stampata

Si raccolgono in questo volume dodici saggi su Teofilo Folengo e Angelo Beolco (il Ruzzante), due campioni della nostra letteratura più eccentrica e nuova degli inizi del Cinquecento. Entrambi si pongono su un crinale di alta letteratura, caratterizzata però da un rifiuto irriverente verso la lingua letteraria convenzionale. La cifra che li accomuna è un interesse sviscerato per il linguaggio, tanto da spingere fino ai limiti della sperimentazione più ardua la loro inventiva e personalissima idea di ling ua d'arte: il Folengo ibridando il suo latino di scuola, nelle forme della coeva resurrezione umanistica, con il suo dialetto lombardo indigeno (mantovano) e portando a perfezione il genere "macaronico", o, nelle opere italiane, servendosi senza complessi normativi del volgare a sua disposizione; il Ruzzante adattando il suo ruvido pavano di contado alle esigenze della scena e della tradizione ancora informe dei mariazi (piccoli drammi rusticali ad esito felicemente nuziale) e facendolo confliggere con una realtà parlata in sommovimento e socialmente diversificata (il veneziano della città capitale, il bergamasco dei manovali e dei facchini, l'italiano della lenta penetrazione letteraria, malato di affettazione e disposizione cortigiana). Queste due personalià eterodosse della nostra cultura rinascimentale, in diverso modo eversive e anticlassicistiche nello spirito ma non nella sostanza (tanto da appoggiarsi volentieri alla lezione degli antichi), vengono qui analizzate partendo dalle singole opere, dall'intersecarsi in esse di idiomi come sovrapposti e in antitesi, tali da fondare principalmente sul fattore del plurilinguismo la loro essenza e la loro qualità.

F.to 21x29, Brossura, pp. 290